Lo strano caso di uno Stray



Quei bravi dei palermitani non si spaventano mica se incontrano un cani sciugliutu, un cane libero, e perché dovrebbero si nun muzzica e si fa i fatti so. Però uno che non è abituato a vederli liberi sulu cu ‘ na taliata si scanta, ha paura già da lontano. Accussì, Guglielmo, accuminciò a cuntarimi che uno di questi, che da fermo c’aviva u culuri uguali a quannu curriva…

Ah scusate, dimenticavo una premessa, dovete sapere che come gli uomini i cani hanno i loro territori, ma voi lo sapete già, e sapete pure come li demarcano, e magari sapete pure cosa gli capita quando si oltrepassa quello di un altro, la stessa cosa che capita quannu na mugliera ‘ncoccia o marito cu n’attra fimmina, sunnu lignate orbe!

“Ca…Comu putiva essere! Ca stu ran fijiu ri can’i mannara iera accussì sbiertu, chissà da quanto tempo lo spiava, conosceva ormai le sue abitudini, quella di ritornare a casa ad una certa ora. Sempre la stessa ora, alle due del mattino, dopo un breve commiato cu l’amici a tavierna, Guglielmo tornava a casa.

“E vussia u sape comu sunnu li strade astura , a cu si po’ ‘ ncontrare, quacche‘ntenzionato, quacche ‘mbriacuni”, Guglielmo per vivificare l’intesa sospende a mezza’aria il gesto delle mani e con mezzo passo indietro mi punta lo sguardo col mento abbassato, e dopo una pausa che mi lascia capire ciò che dovevo capire, continua :”Ebbene stu Strai, come li chiamate vuatri, chi fici? Quannu passai addabbanna a via Roma, pi trasiriminni a Sant’Austinu, mi singaliò, e come hai ben capito, lui il cane, dopo averlo osservato per un pezzo, senza che se ne accorgesse lo pedinò, ca iu faciva finta d nenti, tantu pinsava, a strada è longa longa, eppoi di vino minni vippi …Bonaccussi!” Con quest’ultima esclamazione, Guglielmo si preme lo stomaco con una mano e con l’altra tenta di fermare un braccio invisibile, che pare gli stia versando dell’altro vino. Gugliemo mi stava raccontando che aveva un cane randagio dal pelo “multicolor” che lo seguiva già fuori dalla taverna, e per fortuna ad una certa distanza, fino a quando non s’incrociavano delle persone e..

“ Lo increible era cuando en el camino…”, ogni tanto mi sembrava che G. parlasse in spagnolo, ma forse erano i miei bicchieri a farmelo sentire così “crusando la gente, su huellas se ponevan a mi lado”. La distanza fra lui e il cane ad un certo punto diminuiva, fino ad annullarsi. Lo stray il cane, addirittura lo affiancava come fossero uniti da reciproca padronanza, tutto questo, come vi dicevo, quando incrociavano delle persone nel stesso tragitto. Guglielmo inizialmente non capiva perchè queste si intimorissero. “ Io! ca mi scantava cchiù di iddru, u cane, taliavu a sta gente davanzi a mia ca s’ intirizziva, i un mi putiva spiari picchì.” G. mi confidò di aver sospettato la causa di tale riverenza e timore da parte delle persone inizialmente al fetore che emanava: “Ca dru critino di Tatò mi iccà i supra u bicchere cino cino” e spiegandomi come il bicchiere di Don Totò, accidentalmente gli si rovesciò addosso, provava a giustificare l’odore, se mai potesse sentirsi, di un abitudinario delle botteghe di vino, quello di un ubriacone. Ma ruapu a un bellu ruttu ca mi raprì lu sennu capii che per tutte le persone che incrociavano camminando, quello era il suo cane, la sua difesa, e che per quanto brutto fosse , il cane rimane sempre il miglior amico dell’uomo.

Ero sbalordito della certezza che una specie di accordo temporale si fosse stabilito tra loro due, che si aiutassero a vicenda contro le persone moleste,” i male intenzionati” , i “calci randagi”. A proposito di randagi, vi ricordate la premessa che vi ho fatto? Bene. Grazie a questa temporanea alleanza lo Stray, forte della presenza umana, poteva oltrepassare indisturbato altri territori, senza che lo inseguissero le fauci spalancate dei suoi simili, ed esplorare altri rioni in cerca ri fimmine e di manciari, praticamente con G. eravano diventati una cosa sola. I vabbè! E’ chiaro, l’alleanza durò quel ore del mattino, finchè G. non arrivò a casa sua.

Non penserete che lo Stray fosse triste nel vedere Guglielmo salutare ed oltrepassare l’uscio da solo. Lui era già distratto ad annusare il suo mondo, libero, come G. l’aveva incontrato.

Ca finiu accuss’ a storia? Vorace, lo interrogo desideroso di un finale, e Guglielmo prosegue così: “Cierto ci furono attre occasioni di allianza comu kista, ma sempre co unu Stray differente, forse si scamciavanu a secunna di cosa noi festeggiavamo in taverna o della bottiglie che aprivamo, unnu sacciu ma forse ci sostituivano secondo un turno tutto loro, vallo a sapiri. Bò? Uara amuninne, cav’a passari l’autobusso.” Ed io, per dilungarmi: “Signor Guglielmo, ma non aveva detto che camminava a piedi?” G. secco termina:“Ma picchì sunnu i dui d’ammatina che autubus un cinnè?! Camina va!” Con ciò intendeva dire di fargli compagnia nell’aspettare il pullman.

http://scn.wiktionary.org/wiki/Catigur%C3%ACa:Palori_n_lingua_siciliana
Ferdinando Vella - 2019
Copyright © 2019 All right reserved
Cell +39 329 292 2407
E-mail info@ferdinandovella.com
Powered By:
Alfredo Pontillo